Trascendentali

Sono categorie fondamentali in cui c’è per noi realtà. Non sono posti in basso (fondamento), ma in alto (la collocazione in alto del più reale è tipicamente medievale – vedi Ente realissimo). Vengono chiamati i trascendentali e sono: «ens» (ente in generale), «unum» (l’uno), «verum» (il vero)e «bonum» (il buono). Che ci sia ente (ens) con cui tutto comincia, è evidente. L’ens si presenta sempre come un ente determinato, e quindi come «uno». Ma l’«uno» è solo nella differenza da un diverso. In questa origine si crea già la crepa fra pensiero ed ente. Il «non» che distingue l’«uno» dal diverso («diversum») non è una proprietà di questo stesso «uno». Ogni ente è ciò che esso è, e questo «non-essere-l’altro» non fa parte delle sue qualità. Questo «non» viene aggiunto alle cose solo da parte del pensiero che opera confronti. Le cose sono per così dire prese in se stesse, non possono essere confrontate fra loro e quindi non possono nemmeno distinguersi attivamente le une dalle altre. Esse non si differenziano, bensì sono differenziabili solo per il nostro pensiero. Ciò che è reale è individuale. Duns Scoto chiama questo individuale con il nome di «haecceitas», che tradotto letteralmente significa l'«essere-questo-qui-ora » da parte delle cose: ciò che è di volta in volta qualcosa di unico nel suo punto spazio-temporale.
Si consideri la serie di 3 mele. L’esser 3 non è nella terza mela – la quale potrebbe benissimo stare nella serie al secondo posto. Senza la numerabilità del molteplice singolare (le mele prese ad una ad una) non ci sarebbe serie. I due ambiti (le mele singole e il numerare) sono collegati. Da un lato c’è la molteplicità, dall’altro il medio omogeneo – della numerabilità. Nel molteplice non c’è numero, ma è l’ente nella sua molteplicità che consente innanzitutto la numerazione. Per questo i due ambiti sono collegati.