Il corpora, inteso come ciò che dovrebbe essere unito e non scindersi — e che può assumere anche una dimensione fascista — ormai è scisso. Si è spaccato.
È una dinamica che, da Hegel in poi e poi con Marx, può essere letta come una contraddizione interna che finisce per produrre una frattura.
La legge finanziaria prevede un extra deficit di 29 miliardi. E oggi, sulle colonne de Il Sole 24 Ore, il presidente di Confindustria afferma: «Se il governo avrà l’infrazione Ue per sforamenti per aiuti all’industria, avrà il nostro appoggio».
Ecco il punto: il corpora si è scisso.
Cominciano ad apparire elementi che ricordano la Prima Repubblica, con “attori” che non avremmo mai immaginato potessero entrare in scena in questo modo.
Se esiste ancora in Italia una borghesia compradora, esiste anche una borghesia che compradora non lo è affatto. Una borghesia che torna a entrare in scena dopo 34 anni.
Il corpora si scinde.
In questi anni ho avuto diatribe con cari amici proprio su questo punto. Mi dicevano: «Vai troppo avanti, non è così».
Io, però, seguivo il liberale Paolo Pombeni, mio professore a Scienze Politiche: un liberale, una mente illuminante, con il quale presi 30 e lode e che scriveva, e scrive, su Il Messaggero.
Che cosa riappresi da lui?
Che nelle strategie e nelle analisi occorrono “fiuto” e “fortuna”, proprio come nel grandioso Principe di Machiavelli.
