L’altro giorno leggevo su un sito di finanza un articolo dal titolo: “Se cade Parigi, cade Berlino”.
Non mi stupiva.
Lo penso dal 1992, dall’anno di Maastricht.
La Storia ha tempi lunghi. I cinesi lo ricordano sempre: “È troppo presto per giudicare”.
Ora intravedo la “disperazione” di Londra. Una disperazione già visibile a chi, dai tempi della Thatcher, voleva capire la direzione verso cui si muoveva l’Europa.
Questa “Ue”, in fondo, non si sa bene cosa sia. A dire il vero, non si è mai saputo.
La si poteva guardare, con Maastricht nel 1992, come una forma di “disperazione” che aveva l’arroganza di voler “cambiare la Storia”.
Si dà il caso che, grazie a una bella persona, da lunedì mi arrivi la rassegna stampa di Confindustria Salerno.
Lo ringrazio infinitamente. È un industriale.
Leggo di porti, di logistica, di “salti tecnologici”, di district park. Ma soprattutto leggo di Mediterraneo.
È lì che molti industriali salernitani e campani vedono il loro “sbocco”.
Uno sbocco oggi bloccato dal caro energia e da un’Ue che molti quasi maledicono, come ha fatto quest’estate il presidente di Confindustria nazionale, Orsini.
Non so cosa accada nel Centro.
Non so cosa accada nel Nord.
So che la “spia” campana e salernitana, paradossalmente, mi allontana sempre di più dalla “estrema sinistra”.
Non perché io non sia di “estrema sinistra”.
Semplicemente, in Italia, l’estrema sinistra non c’è.
Non esiste.
E, se esiste, è un ectoplasma.
Ecco.
Mi sono scocciato degli “ectoplasmi”.
