Astratto

Ordinariamente mediante l'Astrazione una cosa viene isolata da altre con cui si trova in rapporto, per considerarla come specifico oggetto di indagine, oppure il procedimento mediante il quale da un si ottengono idee generali in riferimento a elementi singolari dei quali si considerano caratteri comuni. Per astrazione si intende anche prescindere da i casi particolari e considerare la questione in generale, come se i casi fossero le specie di un genere. A questo proposito il procediemnto di astrazione considera ogni elemento – ogni momento – come separato da tutti gli altri, tale per cui, per esempio, la storia della filosofia si presenta come una accozzaglia più o meno lineare di vite e pensieri di filosofi. Secondo Hegel, al contrario, bisogna acquisire la totalità del processo. Il vero non può essere afferrato immediatamente, ma soltanto attraverso la sequenza di mediazioni in cui esso si sviluppa. Se ci si ferma ad un singolo elemento (momento), senza cogliere la totalità, si ottiene un risultato falsato dello sviluppo effettivo. Se ci si ferma al singolo elemento, senza considerare il tutto, si ottiene come risultato una verità astratta, prodotto di quello che Hegel chiama Intelletto riflettente.
L’intelletto riflettente presenta i singoli elementi del processo come isolati, come separati gli uni dagli altri. Non riuscendo o non volendo afferrare la totalità, snatura i singoli elementi, li sottrae alla totalità, li considera come entità a sé stanti, presenta ogni elemento finito come separato da ogni altro elemento finito. Per questo motivo, a proposito dell'intelletto riflettente, Hegel parla di concetti astratti. Gli illuministi e Kant sono astratti (tratti fuori) perché pretendono di cogliere il singolo elemento in se stesso, senza cogliere il tutto a cui il singolo è connesso.
In che modo sono connessi i singoli elementi?
Gli elementi non sono pezzi di un puzzle, incastrati su un piano sincronico a formare il totale di una figura, dove la verità di ogni elemento si esprime nella totalità composta della figura, e dove ogni pezzo, estratto dal puzzle, non significa nulla. La totalità hegeliana è diacronica. Il tutto si compone nel tempo. Anzi, è il dispiegarsi della serie di elementi che pone il tempo. Si parte da una tesi, ma la tesi pone già la sua antitesi. Porsi è già un esporsi al tempo, un esporre il tempo. Ogni elemento si espone al tempo, e per il fatto stesso di esporsi va oltre se stesso. Può essere considerato identico a se stesso solo se lo si considera avulso, astratto, dal processo di cui è parte. Immerso nel processo temporale ogni elemento nega se stesso, diventando diverso da quello che era. Nel momento esatto in cui l'elemento accede al tempo, diventa tempo, e con ciò pone se stesso (Tesi), subito pone anche la sua Antitesi, pone se stesso nel divenire, pone se stesso come diverso da se stesso. Dal contrasto tra ciò che l’elemento è e quello che tende ad essere nasce un nuovo equilibrio, nasce una nuova entità, che è la Sintesi (negazione dell’antitesi) di questo processo di contrapposizione. La figura è completa.
La figura totale è composta dei singoli elementi, per questo non si parla di soppressione – annullamento – degli elementi singoli, ma di rilevamento, di recupero, di Aufhebung. La verità (dei singoli elementi) è il tutto. E siccome il tutto è un divenire, la verità è la Fine, è il completamento del processo, la sintesi.

Hegel sostiene che il vero è l’intero, che ogni parte presa di per sé è astratta, per questo è consigliabile considerare il suo sistema alla luce delle critiche dei sistemi precedenti.